Sismicità naturale e normativa antisismica: perché in Italia le regole sono cambiate dopo ogni terremoto

Sismicità naturale e normativa antisismica

L’Italia è uno dei Paesi europei con la maggiore pericolosità sismica. La sua particolare posizione geologica fa sì che terremoti anche molto intensi abbiano accompagnato la storia del nostro territorio, causando nel corso dei secoli enormi danni e migliaia di vittime.

Oggi disponiamo di norme antisismiche tra le più avanzate al mondo, basate sulle conoscenze scientifiche sviluppate dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), su studi geologici dettagliati e su modelli matematici sempre più accurati. Ma non è sempre stato così.

Per molto tempo la normativa italiana è stata costruita “in risposta” ai terremoti, più che per prevenirne gli effetti. In altre parole, quasi ogni grande disastro sismico ha rappresentato un punto di svolta che ha portato all’introduzione di nuove regole e a un miglioramento delle tecniche costruttive.

Le prime norme antisismiche

Le prime disposizioni specifiche per costruire edifici più resistenti ai terremoti risalgono al 1784, dopo il devastante terremoto della Calabria del 1783.

Fu allora introdotta, dal Governo Borbonico, la cosiddetta “casa baraccata”, un sistema costruttivo che prevedeva una struttura lignea inserita all’interno delle murature, capace di assorbire parte delle sollecitazioni provocate dal sisma. Si trattò di una soluzione estremamente innovativa per l’epoca e rappresentò uno dei primi esempi di normativa antisismica in Europa.

Per oltre un secolo, tuttavia, le norme si limitarono principalmente a imporre vincoli sull’altezza degli edifici e sulle modalità costruttive, senza affrontare il comportamento strutturale delle costruzioni in maniera scientifica.

Il terremoto di Messina e la nascita della moderna normativa

Il terremoto di Messina del 1908, uno dei più distruttivi della storia italiana, segnò una prima svolta decisiva.

Dopo quella tragedia vennero introdotte, con il Regio Decreto n. 193 del 18 aprile 1909, le prime vere prescrizioni progettuali: gli edifici iniziarono a essere dimensionati per resistere alle forze statiche laterali, paragonabili a quelle generate da un terremoto, e furono individuati i primi comuni soggetti a specifiche norme antisismiche.

Negli anni successivi la classificazione sismica venne progressivamente ampliata, estendendo le aree considerate a rischio sulla base delle conoscenze disponibili e ai successivi eventi sismici. Fu così, mediante il R.D 431del 1927, che si arrivò alla creazione di due distinte zone sismiche per il territorio nazionale con specifiche norme edilizie.

Dalla prevenzione “dopo il disastro” alla prevenzione scientifica

Il cambiamento più importante arrivò nel 1974 con la Legge n. 64, che pose le basi della moderna progettazione antisismica.

Da quel momento la classificazione del territorio iniziò a basarsi su criteri tecnico-scientifici, mentre la progettazione divenne sempre più attenta alle caratteristiche del terreno e al comportamento reale degli edifici durante un terremoto.

Sismicità naturale e normativa antisismica
1974 – A: comuni classificati sismici al 1974 B: comuni declassificati nel periodo 1927 – 1965.

Negli anni successivi la ricerca geologica e l’ingegneria strutturale hanno compiuto enormi passi avanti, permettendo di affinare continuamente le mappe di pericolosità sismica arrivando così a classificare 1368 comuni su 8100 in due categorie sismiche: 297 in zona 1 e 1071 in zona 2, ognuna con un proprio spettro sismico di riferimento. Si sottolinea però che 217 comuni, già classificati sismici, su richiesta delle amministrazioni comunali, furono declassati in differenti momenti fra il 1927 e 1965.

Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, grazie al Progetto Finalizzato Geodinamica (PFG), la ricerca scientifica compì un importante passo avanti nello studio della pericolosità sismica del territorio italiano. Per la prima volta vennero introdotti criteri probabilistici per valutare il rischio sismico, consentendo nel 1984 un significativo aggiornamento della classificazione nazionale. Le aree considerate sismiche aumentarono sensibilmente e venne introdotta anche una terza zona di pericolosità, riconoscendo che il rischio interessava una porzione molto più ampia del Paese rispetto a quanto ritenuto fino ad allora.

Sismicità naturale e normativa antisismica
1984 – Classificazione sismica dei comuni italiani al 1984.

Negli anni successivi, il continuo progresso delle conoscenze geologiche e sismologiche portò alla proposta di una nuova riclassificazione, elaborata nel 1998. Questa avrebbe esteso ulteriormente le aree soggette a normativa antisismica, includendo oltre la metà dei comuni italiani e quasi tutte le regioni, ad eccezione della Sardegna. Questa proposta incontrò però resistenze da parte del Ministero dei LLPP e di alcune regioni, proprio a causa della notevole espansione delle zone da classificare come aree sismiche.

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1998 – Proposta di classificazione sismica dei comuni italiani del 1998

Il terremoto di San Giuliano di Puglia e la riclassificazione dell’Italia

Anche in tempi più recenti la storia si è purtroppo ripetuta.

Il terremoto di San Giuliano di Puglia del 2002, durante il quale crollò una scuola causando la morte di 27 bambini e di un’insegnante, evidenziò i limiti della classificazione sismica allora vigente. Quel comune non era infatti considerato sismico, nonostante lo sarebbe stato in forza della mappa proposta nel 1998

L’evento accelerò così una profonda revisione della normativa e nel 2003 tutto il territorio nazionale, tramite l’OPCM 3274/2003, venne classificato in quattro zone sismiche, eliminando definitivamente il concetto di aree “non sismiche”. Ogni parte d’Italia viene così finalmente riconosciuta come potenzialmente interessata da terremoti, seppur con probabilità e intensità differenti.

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2003 – Classificazione sismica dei comuni italiani al 2003, ai sensi dell’OPCM 3274/2003

Le Norme Tecniche per le Costruzioni

Un ulteriore passo avanti è stato compiuto con le Norme Tecniche per le Costruzioni, oggi in vigore nella versione del 2018.

La progettazione non si basa più solamente sulla zona sismica del comune, ma considera le caratteristiche specifiche del sito, il tipo di terreno, la destinazione d’uso dell’edificio e la sua vita utile. Questo consente di progettare opere molto più sicure e aderenti alle reali condizioni geologiche del territorio.

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2018 – Classificazione sismica dei comuni italiani al 31 maggio 2025

Cosa ci insegna la storia?

Ripercorrere l’evoluzione della normativa antisismica ci permette di trarre alcune considerazioni importanti.

La prima è che, per molti decenni, la ricerca scientifica e le decisioni politiche hanno proceduto con velocità diverse, e spesso le norme sono arrivate soltanto dopo eventi tragici.

La seconda è che gran parte del patrimonio edilizio italiano è stata costruita prima delle moderne normative antisismiche. Molti edifici, pur essendo perfettamente utilizzabili, non sono stati progettati secondo gli attuali criteri di sicurezza e possono quindi presentare una vulnerabilità maggiore in caso di terremoto.

Infine, emerge con chiarezza quanto sia fondamentale conoscere il territorio su cui viviamo. La sicurezza di un edificio non dipende soltanto dalla sua struttura, ma anche dalle caratteristiche geologiche del terreno su cui è costruito.

La storia ci insegna che ogni terremoto ha lasciato in eredità nuove conoscenze e nuove regole. La vera sfida, però, è fare in modo che il prossimo passo avanti nella prevenzione non arrivi dopo un’altra tragedia. Investire nella conoscenza del territorio, nella valutazione della vulnerabilità degli edifici e nella prevenzione sismica significa proteggere il nostro patrimonio e, soprattutto, salvare vite umane.

Per approfondire

De Marco R., Martini M.G., Di Pasquale G., Fralleone A. e Pizza A.G. (2000), La classificazione e la normativa sismica dal 1909 al 1984.

Maletti C., Stucchi M. & Calci G.M. (2014), La classificazione sismica in Italia, oggi. Progettazione Sismica – Vol. 5, N. 3, Anno 2014.

Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale – ICEA dell’Università degli Studi di Padova (2020), La riclassificazione sismica della Regione del Veneto.

https://rischi.protezionecivile.gov.it/it/sismico/attivita/classificazione-sismica
https://servizio-nazionale.protezionecivile.gov.it/it/pagina-base/il-terremoto-del-friuli

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